Sembra uno scherzo ma è tutto vero. Il governo comunista cinese ha dichiarato illegale applicazioni VoIP come Skype e simili.
Gli utenti cinesi potranno fare videochiamate VoIP solo tramite China Unicom e China Telecom. Questo nuovo divieto è collegato ai blocchi e chiusure che ci sono state nel paese asiatico di altri siti come Facebook, Twitter, YouTube o Google(che ha cessato le operazioni nel paese lo scorso anno).
Il governo cinese è intenzionato a controllare la vita dei suoi cittadini sulla base di diritti di taglio, violando i più elementari principi del senso comune.
I documenti di Wikileaks in questi giorni stanno avendo validi sviluppi e rappresentano anche l’occasione per tornare al caso Google-Cina. A quanto pare ci sarebbero prove a conferma dell’attacco cinese su Google per un’operazione di sabotaggio di cui abbiamo parlato qualche tempo fa. Nei prossimi giorni di sicuro se ne saprà di più.
Intanto qualcuno è riuscito a mostrare una foto (qui in basso) che fa vedere la pagina Google in Cina dove manca la search box per le ricerche.Per chi volesse saperne di più, cliccate qui.
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L’Ufficio di Stato di Rilievo e mappatura della Cina, ha appena lanciato un proprio servizio di mappe.
Continuano le fratture tra Google e Cina, proprio per questo il paese ha costruito un proprio servizio mappegrazie al quale intende far passare in secondo piano i servizi di Mountain View Google Earth o Maps.
Il servizio è molto simile a Google, è abbastanza facile da usare (anche se i caratteri sono ovviemante cinesi). Il servizio presenta immagini aeree di tutto il paese anche se vi sono alcune aree che non sono presentate perchè segrete. Un altro passo quello della Cina che allunga le distanza con Google.
L’ultimo aggiornamento riguardante le vicende Cina-Google era il rimandare al motore di ricerca di Hong Kong e la sparizione di Google Cina (dopo il cyberattack diretto agli account Gmail di attivisti dei diritti umani in Cina e le vicende susseguitesi). Ma Google riprova ad ammorbidire i contatti con il paese asiatico creando una pagina intermedia che poi cliccando un’altra volta rimanda al motore di ricerca di Hong kong. Non è detto che il governo cinese risponda in maniera positiva a questa trovata, ma vista la scadenza della licenza a poche ore, Google spera in questo modo di rinnovare il permesso per esercitare l’attività nel paese cinese (che ricordiamo è il mercato più grande del mondo).
Non è solo il gigante della ricerca Google a chiudere le operazioni nel mercato cinese per vari motivi, ma si unisce ora anche GoDaddy.
Le ragioni per la società di web hosting e registrazione di domini a ritirarsi dal paese asiatico sono: l’inasprimento della legislazione del paese in termini di registrazione del dominio, che è troppo duro e chiede molto di più del solito.
Go Daddy non è il gigante Google e la notizia probabilmente non farà il giro del mondo, ma sarà questo il primo passo di una lunga catena che poretrà via alla Cina “molta parte del web”? Staremo a vedere.
Qualche giorno fa vi abbiamo parlato della probabilità che Google potesse lasciare la Cina, e adesso la notizia è ufficiale. Google.cn non esiste più e rimanda , senza infrangere le leggi cinesi, a Google.com.hk (Google Hong Kong), che potrebbe comunque essere bloccato dal Governo cinese, infatti bisogna ancora vedere quale sarà la risposta di Pechino.
Questo l’ultimo capitolo che vede protagonisti Google e la Cina? Di sicuro si è giunti a questa”soluzione” dopo che Google è stato vittima di attacchi informatici da parte del governo cinese e poi il problema della censura sempre da parte del governo di Pechino che non ha trovato accordi tra le due parti. E Google se n’è andato… vedremo se ci saranno ulteriori cambiamenti o notizie a riguardo, intanto bisogna sottolineare che gli utenti che Google faceva sul territorio cinese erano più di 300 milioni.
Abbiamo discusso varie volte delle tensioni tra il gigante della ricerca Google e il governo cinese.
Bene, sembra che Google non si sia arreso nella battaglia contro la censura attuata dalla Cina, eliminando i filtri e che il Governo si impegna ad applicare il motore di ricerca. Così gli utenti Internet cinesi possono ottenere risultati che altrimenti sarebbero censurati nel loro paese: ad esempio contenuti legati al Tibet, Piazza Tienanmen, il 4 giugno, etc …
I rappresentanti di Google dicono che non hanno nulla a che fare con questo proposito, ma e dichiarazioni risultano discutibili. Quello che è chiaro è che Google si è posizionato chiaramente contro il governo cinese. Vedremo cosa succederà.
Qualche giorno fa avevamo parlato dei due cloni di Google e Youtube in Cina. Oggi veniamo a sapere che Google diffida di Goojje e che potrebbero esserci problemi di violazione di copyright. A quanto pare sembra che ci sia anche un gioco di parole (ovviamente in lingua cinese) all’interno del clone di Google poichè “jje” vuol dire sorella maggiore mentre “gle” fratello maggiore.
Sottile presa in giro a parte sembra che tra questi due gemelli debba vincerla soltanto uno, sarà forse l’originale? Staremo a vedere…
Una curiosa storia di due cloni di prodotti Google che sono stati elaborati in Cina: Goojje e Youtubecn.
Mentre il primo ha apportato alcune modifiche al logo e si basa sui risultati di Google e Baidu (il principale motore di ricerca cinese), il secondo è una copia palese di Youtube e non sono state elaborate modefiche al logo …
Secondo “The Guardian”" il clone di YouTube mostrerebbe i video dell’originale senza censura.
Sappiamo tutti il ruolo censore svolto dai governi di Cina e Iran, ed è a tal proposito che Twitter, essendo un servizio molto colpito da questi divieti, ha intenzione di combatterli.
Evan Williams (uno dei fondatori della rete di microblogging), ha annunciato che un team di proggramatori sta lavorando su hack interessanti per evitare la censura nei paesi con governi oppressivi.
Finora si sa poco su questi hack, tranne che forse stiamo parlando di un meccanismo che consenta agli utenti Twitter di rimanere anonimi.
Vedremo se la mossa di Twitter incoraggerà anche altre società colpite a reagire contro la censura.